Yes, travel! (capitolo II)

“Viaggiamo in bici perché non esiste miglior modo per godere di un viaggio”.
Proprio vero, l’ho sempre pensato e da ieri ne sono ancora più convinto.
Loro sono Samuel e Thienry, due ragazzi svizzeri che sbagliando un paio di svolte, ieri, si sono ritrovati nella mia zona.
Mio fratello li ha subito notati e insieme, dopo una breve presentazione e dopo aver sentito che volevano campeggiare in qualche luogo casuale, abbiamo deciso di ospitarli a casa nostra per la notte.
Chiaramente ho ceduto il mio letto e ho dormito in divano.
Scomodo? un po’, ma che sarà mai, mi è capitato di dormire a terra, quindi perfetto.
Abbiam passato la serata con loro parlando delle nostre Vite, di viaggi, del loro viaggio, dei 1200 km che mancano alla fine della route che stanno facendo, delle loro esperienze passate e di uno dei miei prossimi obiettivi: Un lungo viaggio in bici.
È stato davvero entusiasmante, perché avevamo esattamente le stesse linee di pensiero.
Mi hanno fatto riflettere sul fatto che sto sviluppando pensieri validi per il mio futuro.
Il motivo per il quale vi parlo di questa storia sta, oltre che nel fatto che può trattarsi di una cosa inusuale, nel fatto che vorrei che si comprendesse che la condivisione è una fonte di ricchezza inestimabile.
Viaggiare penso sia in realtà una cosa complessa, perché non vuol dire spostarsi semplicemente da un Paese all’altro.
Vuol dire troppe più cose.
Fra queste l’essere davvero aperti.
E la mia casa sarà sempre aperta a backpackers veri.
Grazie a Samuel e Thienry per avermi fatto viaggiare anche solo da casa.
Presto torno in bici.
A viaggiare in bici, ve lo prometto.

Emirates – un viaggio nel futuro

Fine Giugno, tempo libero, programmando e verificando le possibilità di andare in diverse mete sui principali siti web di ricerca voli, un Popup, quello di una compagnia aereo a me poco nota, lo apro, finisco sul sito di Emirates, c’è una promo, si parla di un volo inaugurale fra Napoli e Dubai targato FlyDubai..

Pensavo: “No Angelo, questo finirà con l’essere troppo costoso..”, apro la scheda prezzi, costa meno di 200 euro perché è la prima tratta assoluta della Compagnia da Napoli, allora ci inizio a pensare, passa qualche giorno, passa qualche messaggio con il mio gruppo di viaggio, itinerario veloce e via, perché no, andiamo a Dubai!

Dubai è una città piuttosto conosciuta, ma è giusto introdurla in breve:

Dubai è capitale di uno dei Sette emirati che compongono gli Emirates, sorge sul Golfo Persico e conta più di 3 Milioni di abitanti.

Si dice che la città sia stata abitata e definita tale nella fine del 1800, quando fu insediata dalla tribù Bu Flasa.

Successivamente iniziò lentamente a crescere e nel 1969 iniziò ad esportare petrolio e ad ospitare una cifra considerevole di abitanti (circa 60 Mila).

Questo periodo segnò l’inizio di una nuova era per gli Emirates, la città iniziò a svilupparsi velocemente e ad oggi con più di 3 Milioni di abitanti provenienti da ogni angolo del Pianeta è considerabile come una delle città con qualità di Vita più alta al Mondo.

Costruzioni innovative, macchine lussuose, ristoranti di ogni genere, spiagge fantastiche, divertimento per chiunque, questa è Dubai oggi, in seguito ad uno sviluppo economico senza precedenti che continua nonostante tutto a crescere.

Osservando il calendario, mi rendo conto che il mio viaggio negli Emirates inizia in un periodo particolare per il Mondo arabo, quello del Ramadan, mese di commemorazione islamico in cui si pratica il digiuno e finisce pochi giorni dopo la fine di questo periodo, allora, mi chiedo, quale migliore situazione per osservare le due facce del Paese?

Nessuno, è perfetto.

 

DAY 1:

Arriva il giorno in cui partire, mi dirigo all’aeroporto di Napoli, arrivo agli imbarchi, presento il passaporto e mi rendo conto che non esiste la solita fila di persone in attesa di partire, sì, il mio volo è composto da sole 20 persone, alcune delle quali appartenenti alla compagnia aerea.

Simpatico il fatto che tutti viaggiassero con i classici trolley rigidi di grandi brand ed io, l’unico a viaggiare zaino in spalla, tanto per ricordare che non importa la meta, la modalità è sempre la stessa.

Pronti, partenza, via! finalmente un volo comodo in cui posso occupare 3 posti, 6 ore fra le nuvole che passano davvero in fretta, mi addormento come difficilmente faccio quando in viaggio, mi sveglio che è sera, guardo fuori dal finestrino, vedo tante luci, tante strade illuminate, tante auto.

Ci siamo, ci sono, arrivo a Dubai!.

Arrivato in aeroporto, impiego circa 40 minuti per arrivare fino all’uscita dell’aeroporto, uno dei più grandi che io abbia mai visto.

Controlli abbastanza severi, occhio ai farmaci che porterete con voi.

Appena uscito mi rendo conto dell’incredibile temperatura, è sera ma ci sono 27 gradi, non un buon posto per chi soffre il caldo.

Taxi direzione città e subito in cerca del mio Hotel, voglio togliere peso dal mio zaino.

Ci metto tempo, perché una volta arrivato in città molte persone pur trovandosi a pochi metri dall’hotel, non riescono ad indicarmelo.

Alla fine lo trovo, check in veloce, quanta modernità, quasi mi stranisce, sono al 50^ piano e per salire fin lì in ascensore impiego pochi secondi.

Decido di scendere, non voglio perdere neanche due secondi, c’è una nuova città che mi aspetta, faccio una passeggiata a Marina, la zona in cui mi trovo, nota per essere anche una zona dalla buona Vita notturna, in realtà noto che ci sono tanti ristoranti, che il clima è ideale per me e che vi è un incredibile rispetto per le regole.

In due ore penso di aver visto passare 100 Luxury Car, beh sì, se si amano i motori Dubai è un bel posto per farsi gli occhi.

Cena internazionale, non esiste una gran cultura culinaria locale, poi torno in Hotel, mi guardo il panorama dal cinquantesimo, da domani inizia il bello.

 

DAY 2:

Buongiorno Dubai! Soggiornando a Marina, mi trovo piuttosto vicino all’inizio della monorotaia che porta fino a Palm Island, una serie di isole costruite artificialmente, sull’isola si trova l’Atlantis, apparentemente un Hotel lussuoso, come tanti a Dubai, ma che all’interno presenta un parco acquatico davvero divertente (L’Aquaventure Waterpark), molti scivoli, giochi d’acqua, e percorsi da percorrere su ruote galleggianti, insomma, un posto in cui davvero ci si può divertire fra amici.

Ci passo qualche ora, il tempo all’Atlantis passa in fretta e successivamente prendo la Monorotaia in cui guardo la struttura dall’esterno davvero bella così come attraversare la Palma dall’alto.

Attenzione ai prezzi dell’Atlantis, è consigliabile prenotare online per risparmiare, specie se siete in gruppo.

Nel pomeriggio, direzione Dubai Mall, il centro commerciale più grande al Mondo, al suo interno fra tante cose (di cui parlerò in seguito) Dubai Aquarium & Underwater zoo,  se siete degli appassionati di specie marine questo è un ottimo posto per osservare squali, delfini e tantissime altre specie, uno degli acquari più grandi al Mondo, con all’interno il più grande branco di squali tigre della sabbia del Pianeta.

Uscito dall’Aquarium, mi ritrovo in Dubai Mall, un centro commerciale da 1200 negozi ed un’estensione impressionante, il più grande della Terra

Qualsiasi cosa te abbia in mente di acquistare, probabilmente in Dubai Mall potrai trovarla.

Vagando per un’ora nel centro mi rendo conto della quantità di marchi italiani presenti in questo posto, dal food and beverage, all’abbigliamento, siamo davvero forti nel Mondo, tanto da rischiare di non esserlo più a casa nostra.

E’ sera, ed è il momento di osservare uno dei luoghi che aspetto di vedere da anni.

Mi dirigo verso l’uscita del Mall direzione Dubai Fountain, si aprono le porte scorrevoli, esco, alzo lo sguardo e.. davanti a me la struttura moderna più impressionante che abbia mai visto, il Burj Khalifa! la costruzione artificiale più alta al Mondo con i suoi 828 metri di altezza! fra me e il Burj vi è un lago artificiale, all’interno del quale, l’incredibile spettacolo delle fontane danzanti di Dubai (si ripete 11 volte al giorno, ogni 30 minuti a partire dalle 6 di sera), con un’altezza raggiunta dal getto d’acqua pari a 140 metri sono considerabili (tanto per cambiare a Dubai) le fontane danzanti più grandi del Pianeta.

Mi sento strano, forse in estasi, tanta maestosità fa strani effetti, guardo due spettacoli con la consapevolezza che tornerò in un altro momento, ma adesso meglio tornare in hotel.

 

DAY 3:

Sveglia presto, voglio evitare la folla che ho visto ieri in coda per salire al Burj, scendo in fretta dall’hotel e faccio colazione al MC vicino casa, il locale è del tutto oscurato da teli, questo a causa del Ramadan, bisogna rispettare la religione mussulmana, è severamente vietato in questo periodo mangiare e bere in strada durante le ore del giorno, molti locali sono aperti solo di sera e in strada nelle ore di giorno ci sono meno persone, la città è più spenta.

Finita la colazione prendo la metro e dopo un cambio line arrivo al Mall, da si sale al Burj.

Scelgo di salire fino al 125° piano, evito la fila con un po’ di fortuna e mi dirigo in ascensore, mi chiedo: “quanto ci metterò ad arrivare fin sopra? due ore?”

No, impressionato, poco più di un minuto per salire 125 piani.

Breve crono storia della costruzione tramite gli schermi in ascensore e sono in cima!

Un paesaggio mozzafiato sulla città, si vede il mare, la zona desertica fuori la città, le altre grandi costruzioni.

E’ a mio parere il miglior luogo per immaginare Passato e futuro di questo Paese.

Qualche foto, direi necessaria, qualche minuto di osservazione, poi arriva il momento di scendere, verso l’uscita è bello vedere i poster con tutti i volti di chi ha lavorato alla costruzione, peccato non siano presenti i volti degli operai.

Per il Burj è comunque consigliabile acquistare i biglietti online, in anticipo.

All’uscita, esco dal Mall per non finire nel caos dello shopping e cerco un taxi, questa volta la direzione è la Moschea di Juimerah.

Arrivato mi rendo conto che arriva l’orario di preghiera e che quindi non potrò visitare la moschea all’interno, essendo anche periodo di commemorazione.

Arrivato all’ingresso i credenti mi fissano, meglio andar via e rispettare le loro usanze.

Ho qualche ora in più di tempo, anticipo quindi la mia prossima tappa, Burj Al Arab, la famosa vela di Dubai, un Hotel che con tutti i suoi comfort possibili e immaginabili può vantare – per primo al mondo – ben 7 stelle (Anche se ufficialmente sono 5).

Facile arrivare fino all’ingresso, basta prendere un taxi e far vedere la foto della vela all’autista, ebbene sì, gli autisti di Dubai non conoscono gli indirizzi essendo tutti provenienti da Paesi asiatici o africani e vivendo tutti per poco tempo nel Paese.

Il consiglio è quello di osservare la vela dalla spiaggia libera più vicina, circa un Km di distanza e una svolta a sinistra da prendere sulla strada principale.

La struttura mi colpisce per il suo essere isolata da tutto, quasi in mare, proprio per dire, qui, che tu sia famoso o semplicemente ricchissimo, puoi vantare la riservatezza che nessun altro posto può garantire.

Torno a casa, ormai è sera, ceno in un ristorante italiano che consiglio a chiunque per qualità e anche per i prezzi, Massimo’s, il proprietario è originario di Napoli e vive da qualche anno a Dubai, un piacere vedere ristoratori che valorizzano il nostro amato cibo italiano nel Mondo come lui.

Finita la cena, vado in un paio di locali, ma data l’esclusiva clientela in giacca e cravatta, mi sento fuori luogo a tal punto da andar via, faccio quattro passi notando l’incredibile numero di auto presenti in città e torno in Hotel.

DAY 4:

I giorni di spostamento li vivo sempre con molta attenzione, soffermandomi sul prendere bus pubblici che ti portano ad un contatto diretto con la popolazione locale, quella di Dubai è piuttosto vasta, ma anche in un città come questa esistono persone non proprio benestanti, è il caso dei tantissimi pakistani presenti nel Paese, fuggono da una condizione economica più che precaria per venire a cercare lavoro negli Emirates, non sempre però questo è possibile, quindi alcuni restano nel Paese aspettando l’occasione giusta, ma senza un benessere medio accettabile.

Ne incontro tantissimi sulla linea di bus Dubai – Abu Dhabi, è la linea che prendo per arrivare nella capitale del Paese.

Abu Dhabi è una città da più di un milione di abitanti che sorge su un’isola del golfo persico, è famosa per i suoi moderni grattacieli e per la sua Moschea da 82 cupole, la più grande al Mondo.

Durante il viaggio in bus mi rendo conto di come man mano si esca da Dubai, la radicalizzazione religiosa aumenta, lo si nota nelle donne, ad Abu Dhabi è difficile trovare ragazze senza il velo, così come è difficile non vedere gli innumerevoli slogan inneggianti Allah.

Arrivo in città, la temperatura è più calda rispetto a quella di Dubai, cerco il mio Hotel che è piuttosto conosciuto, lo raggiungo e lascio il mio zaino in reception, esco, direzione Moschea Sheikh Zayed, una volta arrivato, noto il numero pazzesco di bus presenti nel parcheggio, il primo pensiero va a quanto tempo in coda dovrò aspettare per l’ingresso.. non è invece così, incredibilmente scorrevole, passo i controlli di routine e dopo varie scale mobili arrivo all’ingresso, un’imponente struttura bianca in marmo acceca i miei occhi, nonostante il caldo per il riflesso del sole sul bianco, inzio a scrutare ogni angolo del luogo, si tratta di una struttura maestosa in ogni suo angolo da questo effetto, è circondata da fontane mentre all’interno è piena di enormi lampadari in swarowski, tappeti (fra cui il più grande al Mondo) oltre che da imponenti colonne, davvero impressionante.

All’uscita inizio a sentir sete ma ricordo di non poter bere a causa del Ramadan, brutta storia con 52 gradi, ma aspetterò.

Cerco un taxi, prossima tappa Torri al bahr, un ottimo esempio di architettura intelligente, in grado di adattarsi alle condizioni climatiche del luogo. Gli elementi che compongono la facciata computerizzata di Aedas rispondono agli stimoli naturali, aprendosi e chiudendosi in base al movimento del sole.

Davvero interessante pensando al gran sole che illumina questa città.

Next stop Capital Gate, la struttura più pendente al Mondo, con un’inclinazione di 18 gradi, quasi quattro volte superiore alla Torre di Pisa,  è appena stato nominato fra i Guinness World Record, impressionante, come gran parte degli edifici in questo Paese.

Cerco un taxi, prossima sosta a 17 km (sì, le distanza sono notevoli), Etihad Towers.

Uno straordinario complesso architettonico formato da 5 torri, al suo interno hotel, uffici, ristoranti e negozi di alta moda, appena entrato noto l’esposizione di Aston Martin presente un po’ come quando da noi, nei nostri centri commerciali troviamo auto di range differente, condizione economica diversa o forse mentalità o forse entrambe le cose.

Si è fatta sera, di ritorno mi fermo al souk, che è parte della zona “storica” della città, davvero deludente paragonato agli altri souk che si vedono in altri Paesi.

Torno in hotel, sono già le 24, decido di non scendere nuovamente dato l’orario.

DAY 5:

E’ il giorno in cui si torna a Dubai, ed è finito il Ramadan, prendo il taxi per la stazione e successivamente il bus, direzione Dubai bus station, arrivati cerco l’appartamento in taxi (scelto giusto per provarle tutte), nonostante io abbia l’indirizzo e il nome della struttura, i tassisti non hanno idea di dove si trovi, un problema grave che ho rilevato in città è la presenza di tassisti che non conoscono minimamente la città e che, cosa grave, non hanno navigatore né internet sul cellulare, motivo per il quale (per soggiorni brevi consiglio la scelta di un hotel) trovare il mio appartamento mi costa 3 ore, 4 taxi e una lunga passeggiata sotto il sole.

Per fortuna poi riesco a trovare la location, in portineria mi dicono di aspettare l’agente, un’altra ora di attesa, fortunatamente la vista dalla terrazza dell’appartamento ripaga il tempo perso, bellissima vista dall’alto sulla città.

Scendo, è tardi ma voglio comunque fare un bagno nelle calde acque del golfo, prendo un taxi e gli indico la spiagga “Juimerah beach”, il tassista pakistano sbaglia e mi porta in una spiaggia diversa da quella che mi aspettavo, è come fosse una spiaggia frequentata solo da pakistani, troppo, davvero troppo affollata per godermi quelle acque, magari il tramonto, vado via di corsa, è tardi, cerco un altro tassista e gli indico nuovamente la spiaggia, indovinate? sbaglia di nuovo, poi ad un certo punto, dopo aver fatto 15 km verso il lato opposto (mentre io continuavo a ripetergli: “Friend, are you sure?”) lampo di genio, cambia rotta, ha capito il posto che intendevo solo che è a 30 km da dove ci troviamo, mi dice che è tardi io comunque insisto per andare, ci andiamo e arrivati in spiaggia trovo quello che cercavo, un luogo davvero rilassante, entro in acque e rimango sbalordito dal calore, sembrava di essere alle terme, giusto 10 minuti e il bagnino inizia a fischiare, sì.. è vietato restare in acqua oltre una certa ora, che fortuna!.

E’ già notte, bevo un tè in un bar e torno in hotel.

Mi cambio di fretta, vado a cena in un ristorante “italiano” che poi italiano proprio non è perchè il proprietario è di Parigi e di cucina italiana sa ben poco e cerco un taxi, la direzione è una zona abbastanza isolata adiacente all’ippodromo della città, è la zona in cui ci sono tutte le maggiori discoteche della città.

Non amo le discoteche, è risaputo, ma a Dubai è necessario fare un giro nell’internazionalizzazione, nell’andare oltre le regole, quelle imposte dalla religione e dal periodo di commemorazione ormai terminato.

La città è accesa e pronta a far festa, me ne rendo conto dal numero di persone prensenti all’ingresso della disco.

Occhio al dress code se non si vogliono aver problemi di ingresso, il dress code è presente in ogni club di Dubai.

Entrato! (il prezzo di ingresso è come quello di una normale disco in Italia) grande impianto audio, scenografie, alcol a fiumi (in disco si può bere, in strada no a causa della religione), musica interessante, l’hip hop americana è davvero un bel sentire.

Inizio a ballare e conoscendo persone mi rendo conto di quanto sia varia questa città, ci sono ragazzi provenienti da ogni angolo del Pianeta.

Culture diverse che riescono comunque a convivere senza problemi, Dubai che esempio!

Si son fatte le 4, decido di tornare in appartamento e salvare qualche ora di sonno.

DAY 6:

E’ il momento di andare a Deira, zona “storica” della città.

Ci si arriva tramite una economica traversata del Dubai Creek in abra, una classica imbarcazione in legno.

Arrivato a Deira mi soffermo sui famosi souk di Dubai, in particolare sul mercato dell’oro, davvero impressionante, da smentire l’illusione di molti, l’oro costa quanto in Italia se non di più.

Deira è comunque la zona più povera di Dubai, molti venditori hanno chiuso i battenti in seguito all’apertura dei tantissimi negozio del Mall.

Sinceramente? è la zona della città che più mi ha deluso, poco curata e deserta in alcune zone, la eviterei se si tratta di brevi viaggi.

Decido quindi di tornare in zona Burj Khalifa (zona in cui si trova fra l’altro il mio appartamento), entro al Mall per comprare qualcosa ai miei familiari, è il mio ultimo giorno a Dubai e decido di guardare per l’ultima volta l’incredibile spettacolo delle fontane danzanti, con sullo sfondo l’imponenza del Burj Khalifa illuminato, mi siedo in un locale con terrazza per godermi a pieno la vista, curioso il fatto che di fianco a me ci sia David Luiz (calciatore della nazionale brasiliana) e ne approfitto per farci una chiacchierata, parla un buon italiano nonostante non abbia mai giocato in Italia.

Che spettacolo le Dubai Fountain, nell’ultimo giorno un regalo inaspettato, la musica dell’ultimo spettacolo a cui assisto è quella di Andrea Bocelli, mi sento davvero orgoglioso di essere italiano.

Si è fatto tardi, ne approfitto per una cena rapida ed un brindisi a questo Paese e al tuffo nel futuro che mi ha regalato.

DAY 7:

Sveglia presto, è il momento di tornare in aereoporto, ne approfitto per consigliarvi di andare con anticipo, perchè l’aereoporto nonostante sia funzionale, è davvero immenso.

Entro in aereo, anche questa volta vuoto, indosso le mie cuffie e inzio a pensare a tutto ciò che ho vissuto.

Che dire, penso che difficilmente si possa avere un impatto così forte parlando di una situazione moderna, “impressionante” penso sia il termine che più ho usato e che più rispecchia questo luogo.

Si tratta di un Paese da record assoluti, da manie di grandezza infinite, un Paese fatto di funzionalità, capace di farvi dimenticare le comuni problematiche presenti in Italia o in molti altri Stati del Mondo, è un Paese la cui ricchezza vi farà riflettere, vi farà pensare addirittura al trasferimento, perché il livello della Vita vi sembrerà inusualmente alto.

Molti sostengono che quando il petrolio finirà questa città diventerà deserta, io invece mi limito a credere che sicuramente cambierà nei prossimi 100 anni, ma che continuerà a farlo in positivo, perché fin quando un Paese avrà questa voglia di innovare, questo avrà la capacità di viaggiare sempre un passo avanti alle crisi.

Discovering.. myself!

Avevo paura del buio, non di quel buio di quando spegni la luce nella stanza e cerchi di non pensare.
Avevo paura di quel buio interiore che invece ti fa pensare, che ti fa pensare tanto, troppo.
Ne avevo una gran paura perché nel buio è difficile orientarsi, molto più facile perdersi.
Ma poi un giorno ho capito che il buio ha un senso e che non dura per sempre.
Dura fin quando in quel buio non inizi a camminarci, senza timore.
Perché alla fine di un tunnel esiste la luce e in quella luce troverete il colore, il vostro colore.
Beh, immergetevi nei colori e quando vi sentirete sconfitti, persi, ricordatevi che sulla vostra testa c’è un cielo che con il suo non essere mai uguale, vi ricorderà che ci siete, che domani non sarà come oggi e che è sempre il momento giusto per rialzarsi e camminare, ancora una volta, verso nuovi orizzonti, verso il proprio essere.

Luoghi da non perdere – Bulgaria: Monastero di Rila

La meta più economica da raggiungere da Roma?
In qualsiasi periodo dell’anno si susseguono le innumerevoli offerte allettanti per voli verso l’est.
La Romania e la Bulgaria saranno sicuramente i paesi maggiormente proposti, probabilmente però, vi appariranno idealmente come luoghi poveri che non offrono molto.
Beh, è giusto iniziare con lo sfatare questo luogo comune, attualmente l’est Europa è in netta crescita turistico-economica.
Siamo in tema, altra cosa da ricordare sempre, OVUNQUE nel mondo c’è qualcosa di bello da apprezzare, scoprire.
Ma nello specifico, in questi Paesi, c’è un posto in cui proprio non si può mancare?
Le cose più belle sono quelle che alla fine non ti aspetti e credimi, non ti aspetteresti mai di trovare in un’area remota a chilometri di distanza (120 nello specifico) dalla capitale, Sofia, un posto come il Monastero di Rila.

Il maggiore monastero ortodosso della Bulgaria, grazie alle prestigiose opere d’arte in esso racchiuse e alla sua pregevole architettura: nel 1983 è stato iscritto dall’Unesco nella lista dei luoghi patrimonio dell’umanità per il suo valore storico e culturale.
Fondato da Ivan Rilski, che passò gran parte della sua Vita da eremita, lontano dalla civiltà e diventando noto dopo tempo per la sua storia di Vita.
I suoi seguaci avviarono la costruzione del monastero proprio nel luogo in cui Ivan Rilski viveva in solitudine.
Nel 1378 il monastero subì l’invasione ottomana e fu distrutto.
Venne però ricostruito nel 1961 in seguito ad innumerevoli offerte da parte della popolazione bulgara.
Rila è ad oggi il cuore del cristianesimo per la popolazione bulgara.
Circondato da alte mura di cinta all’interno sono presenti oltre al monastero di 4 piani, una biblioteca (32.000 opere di cui 9.000 sono preziosissimi manoscritti), un museo e una torre.
La principale caratteristica del monastero sono senza dubbio gli affreschi, con le tante colorazini usate, cosa consigliata è entrarci con le spalle e le gambe coperte, è comunque oltre ad un luogo artisticamente piuttosto valido, un luogo di culto.
Viaja.

Varsavia – La storica Parigi del Nord.

La capitale polacca, Varsavia, un tempo definita come la “Parigi del nord”  oggi al centro di un notevole sviluppo turistico.

La città rappresenta una meta davvero ben collegata con l’Italia, infatti,  non è complesso trovare voli low cost per questa splendida città.

Cosa vedere quindi, durante il vostro viaggio?

Ci sono tante cose da poter vedere a Varsavia, ma alcune sono davvero imperdibili!

Ready? Let’s go!

Il centro storico

Ricostruito in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale il centro storico di Varsavia è davvero definibile come il cuore della capitale polacca.

Nel centro storico la statua della sirenetta, uno dei simboli della città.

Amanti di atmosfere particolari? Il centro storico di Varsavia possiede davvero un’atmosfera gioviale, le case colorate, gli innumerevoli negozietti, i ristoranti e gli artisti di strada compongono davvero un mosaico di assoluta bellezza.

E’ consigliabile raggiungere la Piazza del Mercato da piazza del Castello, luogo in cui è appunto posto il castello reale durante la guerra devastato dai bombardamenti nazisti, ma che ad oggi in seguito a lunghe ricostruzioni si presenta in tutta la sua bellezza, inoltre ad oggi il castello è visitabile, al suo interno le splendide sale reali e varie opere d’arte di valore.

Di fronte all’ingresso del castello vi è la maestosa Colonna di Sigismondo.

La cattedrale

Definita come uno dei pantheon della nazione, la cattedrale di Varsavia è stato anche essa ricostruita in stile gotico baltico in seguito ai bombardamenti nazisti.

Nota e frequentata da molti visitatori per la presenza al suo interno di molti illustri personaggi polacchi.

Il Barbacane e le mura antiche

Una struttura difensiva a pianta circolare, serviva in passato a difendere la città vecchia.

Parzialmente ricostruita anche essa dopo la seconda guerra mondiale, disegnata da un’architetto italiano (Giovanni Battista) rende ancora più caratteristica la zona.

La struttura è accessibile anche dalla parte nuova della città.

La strada reale

Fare una passeggiata rilassante il questa zona è d’obbligo, la strada di sera è illuminata e ad essere in risalto sono il palazzo del presidente e l’antica università.

Le luci trasformano tutto in magia con l’aiuto di qualche musicista che in strada è capace di animare la serata.

Parco Lazienki

Un altro luogo in cui rilassarsi, il Parco Lazienki è un parco molto curato, il miglior giardino della città.

Al suo interno numerosi laghetti e sentieri, anche una discreta fauna oltre al famoso Palazzo sull’acqua.

Il quartiere Praga

Quello che un tempo era definito come uno dei luoghi più degradati della città, ad oggi è uno dei luoghi più caratteristici della città con molti locali e vari negozietti dove trovare diverse tipologie di prodotti artigianali.

Questo quartiere è inoltre noto per essere stato il quartiere in cui è stato girato il film “Il pianista”, vero capolavoro cinematografico.

Il palazzo della cultura e della scienza.

Quello che un tempo era il secondo palazzo più alto d’Europa, ad oggi resta comunque una imponente struttura che ospita sale congressi, musei, teatri e uffici.

Il luogo giusto per qualche bella foto.

GODITI IL VIAGGIO!

NON DIMENTICARE MAI IL TUO SPIRITO DA BACKPACKER, OLTRE A CIO’ CHE HO CITATO SOPRA PUOI SCOPRIRE TANTO ALTRO.

OSA, A VOLTE LE COSE BELLE AVVENGONO SENZA PROGRAMMARLE.

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L’arte supera qualsiasi ostacolo – Casa Amarela Providência.

Casa Amarela è una comunità di recupero basata sull’arte.
È sita nei pressi della favela di Morro da Providência (RJ) ed è stata creata da artisti di strada, senza alcuna sponsorizzazione, supporto da parte di brand.
Nata nel 2009 ad oggi è un centro culturale in cui viene promossa qualsiasi forma d’arte a sostegno della popolazione locale, in principal modo a supporto dei bambini del posto.
Un luogo ricreativo dall’immenso patrimonio artistico, culturale e umano.
La luna, è il simbolo della comunità (oltre ad essere una vera camera abitabile dai membri).
Questa simboleggia che l’arte può essere vera fonte di cambiamento.
Credere che ciò sia possibile vuol dire credere di poter essere il cambiamento, perché l’arte è patrimonio comune, perché noi tutti possiamo essere arte.

Sostieni Casa Amarela tramite una donazione: http://www.canartchangetheworld.net/donate-1/

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo.

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Cabo De Roca – Un occhio sull’Oceano

Cabo de Roca è un promontorio che nel 14° secolo si credeva fosse il confine del Mondo, dopo la scoperta dell’America fu definito che il Capo segna il punto più occidentale del continente europeo.

A Cabo de Roca vi è inoltre il primo faro appositamente costruito in Portogallo, completato nel 1772 è visibile a ben 46 km di distanza.

Situato 20 km da Sintra e a 40 da Lisbona, è uno dei posti più suggestivi del Paese.

Una scogliera, voi, le onde del mare, magari un tramonto, momento in cui è preferibile visitare questo posto.

Vi regalerà un incredibile sensazione di libertà!

Siete a Lisbona e volete immergervi in quella sensazione di infinito che solo determinati posti sono in grado di darvi?

Ecco, c’è un posto perfetto per voi, c’è un posto per i romantici, per chi ama il mare le atmosfere isolate, per chi ama pensare a cosa c’è oltre quella linea dell’orizzonte che sa di infinità.

Questo è Cabo De Roca, “Onde a terra se acaba e o mar começa..”

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 7)

Ultimo giorno di viaggio, la città che vive nel passato, Fez!.
Sveglia presto, avendo già sentito parlare della Medina di Fez, decido di affidarmi ad una persona del posto in grado di guidarmi nella parte antica della città, un vero labirinto, con oltre 9000 strade strettissime, viaggiare senza una guida a Fez è sconsigliatissimo, perdersi è la cosa migliore che rischia di poter capitare.
Verso le 9 quindi, dopo una rapida colazione, incontro Abdullah nei pressi del mio riad, un signore di circa 55 anni, piuttosto garbato, parla 5 lingue pur avendone studiate solo due.
È proprio vero che si può crescere in quanto a persona pur non avendo grandi possibilità economiche.
In seguito alla nostra presentazione, inizio la visita alla medina, mi rendo subito conto della difficoltà ad orientarsi nelle stradine che la caratterizzano, sono davvero tutte uguali, piene di venditori ambulanti e botteghe, i venditori a differenza di Marrakech sono molto meno pressanti, le stradine non sono chiaramente accessibili alle auto e il mezzo trasporto più usato sono gli asini che di notte camminano liberamente in strada.

Visito la Madrasa, le botteghe di vari artigiani locali che producono prodotti in cotone, bronzo e in pelle, successivamente (a proposito di pelli) visito le concerie Chouara Tannery, un’incredibile fabbrica di pelli a cielo aperto, qui si colorano con colori naturali pelli di vario genere, all’ingresso mi viene dato un rametto di menta a cui inizialmente non attribuisco molta importanza ma successivamente mi rende conto che è fondamentale dati gli odori piuttosto sgradevoli che provengono dalle vasche per le colorazioni.
A colpirmi sono le assurde le condizioni dei lavoratori, livello igienico pari a zero, alcuni lavorano nelle vasche a stretto contatto con i colori, scene piuttosto forti, anche nel resto della medina situazione simile, condizioni igieniche precarie.


Finita la visita alla conceria, pranzo in un ristorante di un amico di Abdullah, che apre il ristorante solo per me (Non aveva altri clienti), mi dirigo in direzione Blue Gate (luogo in cui scattare belle foto) e poi quartiere ebraico (ormai non più abitato da ebrei).
Una lunga passeggiata che poi termina con una chiacchierata meno formale con Abdullah, che mi parla della sua Vita, del fatto che non ha mai avuto la possibilità di uscire dal Marocco, di viaggiare, ha due figli che preferisce per il momento mettere al primo posto garantendo loro istruzione e quindi un futuro diverso da quello che spetta a molti bambini e ragazzi che nascono e crescono nella zona vecchia della città.
Inoltre mi consiglia vivamente di non uscire di sera nella zona della Medina in cui si trova il mio riad, c’è una sorta di coprifuoco a Fez, al calar della sera, dopo le 21,  la Medina si trasforma in un posto pericolosissimo, frequentato da criminali e troppo persone con problemi legati ad alcol e droghe varie.
Ci salutiamo con un abbraccio, l’ultima richiesta che mi fa Abdullah è inerente alla sua città, che tanto ama, mi chiede di parlarne bene e di incentivarne la visita da parte di viaggiatori occidentali.
La mia risposta è chiaramente positiva, affare fatto Abdullah, con piacere! ( se volete il contatto di Abdullah per farvi guidare nella Medina non esitate a contattarmi ).
Torno al riad dopo questo grande salto nel passato, che io consiglio (con le accurate precauzioni) di fare a tutti quelli che vogliono visitare un luogo che potrebbe decisamente farvi capire molte cose, magari anche capire quali mete saranno più adatte a voi per i vostri viaggi futuri.
Una cena veloce a base di pollo (come quasi sempre), il mio ultimo tè marocchino (assolutamente squisito, ovunque ti venga servito nel Paese), qualche foto notturna dalla terrazza alla città illuminata dopodiché mi perdo nel mio sonno profondo, dopo una settimana di viaggio.

E’ stato incredibile, un viaggio dalle forti emozioni, dagli alti battiti, fatto di sorrisi, di abbracci, di luoghi magnifici.
Grazie di cuore Marocco, mi hai reso una persona migliore! 
A presto, zaino in spalla, sempre.

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Diario di viaggio Marocco / (Giorno 6)

Al campo gli insetti iniziano a dar fastidio, la tenda è splendida ma i morsi sulla mia pelle meno, motivo per il quale non dormo benissimo, la felicità dentro me è tanta, così come la stanchezza che mi porta di volta in volta ad addormentarmi nuovamente ogni volta che mi sveglio.
Verso le 6 la sveglia suona, mi vesto di corsa, sono in ritardo, ad aspettarmi la carovana con dromedari e berberi.
Arrivo, iniziamo ad incamminarci fino ad un punto chiave in cui si può vedere l’alba, il sole che sorge mi riempie di luce, mi fa sentire bene, il suo colore mi avvolge e mi fa sentire meno solo, più vicino al mio io, più distante dalle mie mille paure che mi avevano accompagnato durante il periodo che precedeva il mio viaggio, la mia partenza.
In quel momento continuo a ripetermi: “Ci sono riuscito, ho fatto anche questo, ho visto il deserto maggiore sul pianeta, ho assistito ad un’alba unica, che solo in quel luogo si può vedere.”


Beh.. è davvero una vittoria, la mia vittoria, la mia ennesima rivincita.
Dopo la fine dell’alba, dopo aver scattato qualche foto nonostante la reflex mal funzionante, torno al campo base che si trova alle porte della zona delle dune, lì ritrovo Mohammed, il mio autista, colazione veloce che mi crea un bel mal di stomaco e partenza.
È il momento di salutare un posto che penso difficilmente rivedrò in Vita mia, di alcuni posti è giusto restino i bei ricordi.

Resteranno incisi nella mia mente, i miei prossimi obiettivi sono altri.
Mi dirigo in direzione Fez! ultima tappa del mio viaggio, fra me e l’ultima città del Marocco che devo visitare ci sono 9 ore di auto, le prime tre le affronto concentrandomi sulle sensazioni che ho provato negli ultimi due giorni cercando di elaborarle.. poi un po’ di musica, un pranzo rapido in un ristorante di un piccolo paese dove tanto per cambiare mangio del pollo, (nonostante il fastidio delle tante mosche presenti in quel luogo) dopodiché riparto, dormo fino alla ‘montagna delle scimmie‘, luogo in cui mi fermo e dopo una ricerca nel bosco (il paesaggio è cambiato, adesso è molto green) riesco anche a scorgere una famiglia di macachi a cui faccio qualche foto.


Sono stanco e so che a Fez mi aspetta una situazione particolare, il mio riad non si trova in una zona tranquilla, mi riaddormento e mi risveglio alle porte della città, la parte nuova sembra tranquilla ma arrivato alla zona del mio riad mi rendo conto del livello altissimo di povertà, di delinquenza presente.
Per fortuna ad attendermi c’è il proprietario del riad, che successivamente mi porta a mangiare della carne che mangio davvero a fatica, condizione igienica pari a zero, il gestore del locale nel preparare il mio tavolo mi rendo conto che prende il bicchiere usato da un altro tavolo che si era appena liberato.

Non ci penso, non posso pensarci.
Arrivo in riad e dato che è già abbastanza tardi e che le mie forze sono residue, decido di non uscire.
Mi siedo nel salotto del riad e il proprietario cerca in tutti i modi di parlare della sua religione, ma estremizza i concetti tanto da non ricevere gran parte della mia attenzione.


Deciso quindi di salire prima in terrazza per una breve ma intensa vista panoramica sulla città (perdonate la foto, ma reflex mal funzionante) e poi in stanza e riposarmi, domani ci sarà come sempre tanto da camminare!.

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Diario di viaggio Marocco / (Giorno 5)

Un buongiorno rilassato, ho cercato di dormire il più possibile, alle 9 vado a fare colazione in hotel, in netto ritardo rispetto alla mia tabella di marcia che prevedeva la partenza proprio a quell’ora.
Alle 9 e 30 riparto per quella che sarà sicuramente una giornata chiave del mio viaggio.
Parto con la consapevolezza che questo giorno potrebbe essere uno dei più belli che io possa vivere nella mia Vita, questo perché quello che vedrò è uno dei posti più suggestivi del pianeta ed ho scelto di vederlo nel suo vero cuore, Merzouga, provando a vivere un giorno da berbero.
Alle 9 e 30 sono nel fuoristrada, fra me ed Erg chebi c’è la gola di Dades, delle rocce rosse incredibilmente vicine fra loro.
Appena arrivato al punto di visita tramite una strada dissestata, inizio la mia passeggiata verso il punto più stretto, ogni 2 metri c’è qualche anziano che vende qualcosa o che magari chiede qualche soldo, anche in cambio di una foto.
Ne scatto alcune al volo perché mi sento decisamente colpito dai loro volti, ma anche dai volti più giovani, dai bambini.


In mezzo alla gola passa un corso d’acqua in cui le persone del posto cercano minerali o magari raccolgono l’acqua che io davvero non so come facciano a bere dato il suo colore che mi fa pensare non sia potabile.
Un luogo sicuramente da visitare.. sopratutto per le persone che si possono incontrare.
Finisco questa breve visita e mi dirigo all’ultima tappa della mia giornata, la più importante forse di tutto il viaggio, il Sahara.
Mi fermo in un ristorante locale per un pranzo a base di pollo e poco dopo passo in un negozio berbero a comprare un prodotto locale, lo faccio sopratutto per supportare questa popolazione, troppo spesso non supportata dal governo marocchino.
Dopo questa ultima fermata, ci siamo, 3 ore di auto in direzione Merzouga, con un gran caldo e un paesaggio che sembra non cambiare mai, ma ad un tratto, dopo queste tre ore il paesaggio cambia, eccome se cambia!.
Il mio battito cardiaco cresce e le rocce si trasformano in sabbia, in dune che diventano sempre più alte.


Ad un certo punto il mio autista mi dice che è arrivato il momento di abbandonare l’asfalto, il momento di andare off-road, ci andiamo.
Dopo un chilometro circa, davanti a me lo spettacolo indescrivibile delle dune, branchi interi di dromedari che si spostano da una parte all’altra di una sabbia che sa di infinito.
Arrivato al campo base salgo su un dromedario (sensazione strana ma per fortuna monto a cavallo quindi ho un minimo di base) per arrivare al mio villaggio dove c’è la mia tenda nella quale passerò la notte.
Un’ora di cammino sul dromedario (direi poco comodo..) fra una duna e l’altra, il mio livello di entusiasmo cresce sempre più per la particolarità del luogo che ho davanti agli occhi.
Il dromedario? di una forza pazzesca, capace di trasportare di tutto, anche sulle dune più ripide.
Arrivo al villaggio, ad attendermi i berberi che qui ci vivono da una vita, mi salutano invitandomi a sedermi e rilassarmi dopo il lungo viaggio che ho affrontato, mi perdoneranno ma.. rifiuto il loro invito, il sole sta tramontando ed io voglio assistere a tutto ciò.
Manca poco e devo raggiungere a piedi la cima di una duna piuttosto alta, ad un certo punto inizio a correre facendo una fatica notevole, quasi non mi reggono le gambe, in qualche modo arrivo in cima, In tempo, appena arrivato resto senza parole, quasi mi viene da piangere, il tramonto più bello che io abbia mai visto, un qualcosa che è davvero riduttivo anche solo provare a descrivere, infinitamente spettacolare.
Scatto qualche foto ma mi rendo conto che la reflex ha smesso di funzionare tramite scatto manuale, un vero peccato perché avrei potuto scattare meglio, ma poco mi importa, mi bastano gli occhi e la mia memoria, che porterà per sempre questo momento impresso.


Dopo che il sole è tramontato, torno al campo, dove conosco gli altri viaggiatori che si trovano nel villaggio, due americani (uno dei quali, Corvino, che parla italiano e ama l’Italia) e due giapponesi, con cui scambio qualche chiacchiera bevendo un buon tè offerto dalla popolazione berbera del villaggio.
Si fa ora di cena, mangiamo del cibo locale, un piatto a base di vegetali, carote e patate.


A fine pasto è il momento della musica tradizionale berbera, iniziamo a ballare e ad un certo punto un ragazzo mi cede il posto e inizio a suonare con loro, memorabile!.
Una solarità, quella dei berberi, che io posso solo definire come ‘ereditata dal sole’ che nel deserto batte sempre forte, ah dimenticavo, nel corso della giornata ha fatto piuttosto caldo, ma ci ho fatto ben poco caso, c’era altro a cui pensare.
Finita la cena, i balli e la mia buffa esibizione, i berberi vanno a dormire e ci salutano, stesso discorso per gli altri viaggiatori..ed io? cosa faccio?
Chiaramente quello che sento di fare, sento di dovermi godere l’attimo, la luna piena, le stelle che brillano come non mai, mi incammino nel deserto di notte, mi siedo in cima ad una duna e penso: ‘Cazzo, sono arrivato anche quì, ce l’ho fatta, anche questa volta..’.


Dopo un po’ di tempo torno in tenda e provo a dormire, pensando a cose belle, pensando a cose viste, viste per davvero.

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