Varsavia – La storica Parigi del Nord.

La capitale polacca, Varsavia, un tempo definita come la “Parigi del nord”  oggi al centro di un notevole sviluppo turistico.

La città rappresenta una meta davvero ben collegata con l’Italia, infatti,  non è complesso trovare voli low cost per questa splendida città.

Cosa vedere quindi, durante il vostro viaggio?

Ci sono tante cose da poter vedere a Varsavia, ma alcune sono davvero imperdibili!

Ready? Let’s go!

Il centro storico

Ricostruito in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale il centro storico di Varsavia è davvero definibile come il cuore della capitale polacca.

Nel centro storico la statua della sirenetta, uno dei simboli della città.

Amanti di atmosfere particolari? Il centro storico di Varsavia possiede davvero un’atmosfera gioviale, le case colorate, gli innumerevoli negozietti, i ristoranti e gli artisti di strada compongono davvero un mosaico di assoluta bellezza.

E’ consigliabile raggiungere la Piazza del Mercato da piazza del Castello, luogo in cui è appunto posto il castello reale durante la guerra devastato dai bombardamenti nazisti, ma che ad oggi in seguito a lunghe ricostruzioni si presenta in tutta la sua bellezza, inoltre ad oggi il castello è visitabile, al suo interno le splendide sale reali e varie opere d’arte di valore.

Di fronte all’ingresso del castello vi è la maestosa Colonna di Sigismondo.

La cattedrale

Definita come uno dei pantheon della nazione, la cattedrale di Varsavia è stato anche essa ricostruita in stile gotico baltico in seguito ai bombardamenti nazisti.

Nota e frequentata da molti visitatori per la presenza al suo interno di molti illustri personaggi polacchi.

Il Barbacane e le mura antiche

Una struttura difensiva a pianta circolare, serviva in passato a difendere la città vecchia.

Parzialmente ricostruita anche essa dopo la seconda guerra mondiale, disegnata da un’architetto italiano (Giovanni Battista) rende ancora più caratteristica la zona.

La struttura è accessibile anche dalla parte nuova della città.

La strada reale

Fare una passeggiata rilassante il questa zona è d’obbligo, la strada di sera è illuminata e ad essere in risalto sono il palazzo del presidente e l’antica università.

Le luci trasformano tutto in magia con l’aiuto di qualche musicista che in strada è capace di animare la serata.

Parco Lazienki

Un altro luogo in cui rilassarsi, il Parco Lazienki è un parco molto curato, il miglior giardino della città.

Al suo interno numerosi laghetti e sentieri, anche una discreta fauna oltre al famoso Palazzo sull’acqua.

Il quartiere Praga

Quello che un tempo era definito come uno dei luoghi più degradati della città, ad oggi è uno dei luoghi più caratteristici della città con molti locali e vari negozietti dove trovare diverse tipologie di prodotti artigianali.

Questo quartiere è inoltre noto per essere stato il quartiere in cui è stato girato il film “Il pianista”, vero capolavoro cinematografico.

Il palazzo della cultura e della scienza.

Quello che un tempo era il secondo palazzo più alto d’Europa, ad oggi resta comunque una imponente struttura che ospita sale congressi, musei, teatri e uffici.

Il luogo giusto per qualche bella foto.

GODITI IL VIAGGIO!

NON DIMENTICARE MAI IL TUO SPIRITO DA BACKPACKER, OLTRE A CIO’ CHE HO CITATO SOPRA PUOI SCOPRIRE TANTO ALTRO.

OSA, A VOLTE LE COSE BELLE AVVENGONO SENZA PROGRAMMARLE.

Tags: , ,

L’arte supera qualsiasi ostacolo – Casa Amarela Providência.

Casa Amarela è una comunità di recupero basata sull’arte.
È sita nei pressi della favela di Morro da Providência (RJ) ed è stata creata da artisti di strada, senza alcuna sponsorizzazione, supporto da parte di brand.
Nata nel 2009 ad oggi è un centro culturale in cui viene promossa qualsiasi forma d’arte a sostegno della popolazione locale, in principal modo a supporto dei bambini del posto.
Un luogo ricreativo dall’immenso patrimonio artistico, culturale e umano.
La luna, è il simbolo della comunità (oltre ad essere una vera camera abitabile dai membri).
Questa simboleggia che l’arte può essere vera fonte di cambiamento.
Credere che ciò sia possibile vuol dire credere di poter essere il cambiamento, perché l’arte è patrimonio comune, perché noi tutti possiamo essere arte.

Sostieni Casa Amarela tramite una donazione: http://www.canartchangetheworld.net/donate-1/

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo.

Tags: ,

Cabo De Roca – Un occhio sull’Oceano

Cabo de Roca è un promontorio che nel 14° secolo si credeva fosse il confine del Mondo, dopo la scoperta dell’America fu definito che il Capo segna il punto più occidentale del continente europeo.

A Cabo de Roca vi è inoltre il primo faro appositamente costruito in Portogallo, completato nel 1772 è visibile a ben 46 km di distanza.

Situato 20 km da Sintra e a 40 da Lisbona, è uno dei posti più suggestivi del Paese.

Una scogliera, voi, le onde del mare, magari un tramonto, momento in cui è preferibile visitare questo posto.

Vi regalerà un incredibile sensazione di libertà!

Siete a Lisbona e volete immergervi in quella sensazione di infinito che solo determinati posti sono in grado di darvi?

Ecco, c’è un posto perfetto per voi, c’è un posto per i romantici, per chi ama il mare le atmosfere isolate, per chi ama pensare a cosa c’è oltre quella linea dell’orizzonte che sa di infinità.

Questo è Cabo De Roca, “Onde a terra se acaba e o mar começa..”

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 7)

Ultimo giorno di viaggio, la città che vive nel passato, Fez!.
Sveglia presto, avendo già sentito parlare della Medina di Fez, decido di affidarmi ad una persona del posto in grado di guidarmi nella parte antica della città, un vero labirinto, con oltre 9000 strade strettissime, viaggiare senza una guida a Fez è sconsigliatissimo, perdersi è la cosa migliore che rischia di poter capitare.
Verso le 9 quindi, dopo una rapida colazione, incontro Abdullah nei pressi del mio riad, un signore di circa 55 anni, piuttosto garbato, parla 5 lingue pur avendone studiate solo due.
È proprio vero che si può crescere in quanto a persona pur non avendo grandi possibilità economiche.
In seguito alla nostra presentazione, inizio la visita alla medina, mi rendo subito conto della difficoltà ad orientarsi nelle stradine che la caratterizzano, sono davvero tutte uguali, piene di venditori ambulanti e botteghe, i venditori a differenza di Marrakech sono molto meno pressanti, le stradine non sono chiaramente accessibili alle auto e il mezzo trasporto più usato sono gli asini che di notte camminano liberamente in strada.

Visito la Madrasa, le botteghe di vari artigiani locali che producono prodotti in cotone, bronzo e in pelle, successivamente (a proposito di pelli) visito le concerie Chouara Tannery, un’incredibile fabbrica di pelli a cielo aperto, qui si colorano con colori naturali pelli di vario genere, all’ingresso mi viene dato un rametto di menta a cui inizialmente non attribuisco molta importanza ma successivamente mi rende conto che è fondamentale dati gli odori piuttosto sgradevoli che provengono dalle vasche per le colorazioni.
A colpirmi sono le assurde le condizioni dei lavoratori, livello igienico pari a zero, alcuni lavorano nelle vasche a stretto contatto con i colori, scene piuttosto forti, anche nel resto della medina situazione simile, condizioni igieniche precarie.

Finita la visita alla conceria, pranzo in un ristorante di un amico di Abdullah, che apre il ristorante solo per me (Non aveva altri clienti), mi dirigo in direzione Blue Gate (luogo in cui scattare belle foto) e poi quartiere ebraico (ormai non più abitato da ebrei).
Una lunga passeggiata che poi termina con una chiacchierata meno formale con Abdullah, che mi parla della sua Vita, del fatto che non ha mai avuto la possibilità di uscire dal Marocco, di viaggiare, ha due figli che preferisce per il momento mettere al primo posto garantendo loro istruzione e quindi un futuro diverso da quello che spetta a molti bambini e ragazzi che nascono e crescono nella zona vecchia della città.
Inoltre mi consiglia vivamente di non uscire di sera nella zona della Medina in cui si trova il mio riad, c’è una sorta di coprifuoco a Fez, al calar della sera, dopo le 21,  la Medina si trasforma in un posto pericolosissimo, frequentato da criminali e troppo persone con problemi legati ad alcol e droghe varie.
Ci salutiamo con un abbraccio, l’ultima richiesta che mi fa Abdullah è inerente alla sua città, che tanto ama, mi chiede di parlarne bene e di incentivarne la visita da parte di viaggiatori occidentali.
La mia risposta è chiaramente positiva, affare fatto Abdullah, con piacere! ( se volete il contatto di Abdullah per farvi guidare nella Medina non esitate a contattarmi ).
Torno al riad dopo questo grande salto nel passato, che io consiglio (con le accurate precauzioni) di fare a tutti quelli che vogliono visitare un luogo che potrebbe decisamente farvi capire molte cose, magari anche capire quali mete saranno più adatte a voi per i vostri viaggi futuri.
Una cena veloce a base di pollo (come quasi sempre), il mio ultimo tè marocchino (assolutamente squisito, ovunque ti venga servito nel Paese), qualche foto notturna dalla terrazza alla città illuminata dopodiché mi perdo nel mio sonno profondo, dopo una settimana di viaggio.

E’ stato incredibile, un viaggio dalle forti emozioni, dagli alti battiti, fatto di sorrisi, di abbracci, di luoghi magnifici.
Grazie di cuore Marocco, mi hai reso una persona migliore! 
A presto, zaino in spalla, sempre.

Tags:

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 6)

Al campo gli insetti iniziano a dar fastidio, la tenda è splendida ma i morsi sulla mia pelle meno, motivo per il quale non dormo benissimo, la felicità dentro me è tanta, così come la stanchezza che mi porta di volta in volta ad addormentarmi nuovamente ogni volta che mi sveglio.
Verso le 6 la sveglia suona, mi vesto di corsa, sono in ritardo, ad aspettarmi la carovana con dromedari e berberi.
Arrivo, iniziamo ad incamminarci fino ad un punto chiave in cui si può vedere l’alba, il sole che sorge mi riempie di luce, mi fa sentire bene, il suo colore mi avvolge e mi fa sentire meno solo, più vicino al mio io, più distante dalle mie mille paure che mi avevano accompagnato durante il periodo che precedeva il mio viaggio, la mia partenza.
In quel momento continuo a ripetermi: “Ci sono riuscito, ho fatto anche questo, ho visto il deserto maggiore sul pianeta, ho assistito ad un’alba unica, che solo in quel luogo si può vedere.”

Beh.. è davvero una vittoria, la mia vittoria, la mia ennesima rivincita.
Dopo la fine dell’alba, dopo aver scattato qualche foto nonostante la reflex mal funzionante, torno al campo base che si trova alle porte della zona delle dune, lì ritrovo Mohammed, il mio autista, colazione veloce che mi crea un bel mal di stomaco e partenza.
È il momento di salutare un posto che penso difficilmente rivedrò in Vita mia, di alcuni posti è giusto restino i bei ricordi.

Resteranno incisi nella mia mente, i miei prossimi obiettivi sono altri.
Mi dirigo in direzione Fez! ultima tappa del mio viaggio, fra me e l’ultima città del Marocco che devo visitare ci sono 9 ore di auto, le prime tre le affronto concentrandomi sulle sensazioni che ho provato negli ultimi due giorni cercando di elaborarle.. poi un po’ di musica, un pranzo rapido in un ristorante di un piccolo paese dove tanto per cambiare mangio del pollo, (nonostante il fastidio delle tante mosche presenti in quel luogo) dopodiché riparto, dormo fino alla ‘montagna delle scimmie‘, luogo in cui mi fermo e dopo una ricerca nel bosco (il paesaggio è cambiato, adesso è molto green) riesco anche a scorgere una famiglia di macachi a cui faccio qualche foto.

Sono stanco e so che a Fez mi aspetta una situazione particolare, il mio riad non si trova in una zona tranquilla, mi riaddormento e mi risveglio alle porte della città, la parte nuova sembra tranquilla ma arrivato alla zona del mio riad mi rendo conto del livello altissimo di povertà, di delinquenza presente.
Per fortuna ad attendermi c’è il proprietario del riad, che successivamente mi porta a mangiare della carne che mangio davvero a fatica, condizione igienica pari a zero, il gestore del locale nel preparare il mio tavolo mi rendo conto che prende il bicchiere usato da un altro tavolo che si era appena liberato.

Non ci penso, non posso pensarci.
Arrivo in riad e dato che è già abbastanza tardi e che le mie forze sono residue, decido di non uscire.
Mi siedo nel salotto del riad e il proprietario cerca in tutti i modi di parlare della sua religione, ma estremizza i concetti tanto da non ricevere gran parte della mia attenzione.

Deciso quindi di salire prima in terrazza per una breve ma intensa vista panoramica sulla città (perdonate la foto, ma reflex mal funzionante) e poi in stanza e riposarmi, domani ci sarà come sempre tanto da camminare!.

Tags:

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 5)

Un buongiorno rilassato, ho cercato di dormire il più possibile, alle 9 vado a fare colazione in hotel, in netto ritardo rispetto alla mia tabella di marcia che prevedeva la partenza proprio a quell’ora.
Alle 9 e 30 riparto per quella che sarà sicuramente una giornata chiave del mio viaggio.
Parto con la consapevolezza che questo giorno potrebbe essere uno dei più belli che io possa vivere nella mia Vita, questo perché quello che vedrò è uno dei posti più suggestivi del pianeta ed ho scelto di vederlo nel suo vero cuore, Merzouga, provando a vivere un giorno da berbero.
Alle 9 e 30 sono nel fuoristrada, fra me ed Erg chebi c’è la gola di Dades, delle rocce rosse incredibilmente vicine fra loro.
Appena arrivato al punto di visita tramite una strada dissestata, inizio la mia passeggiata verso il punto più stretto, ogni 2 metri c’è qualche anziano che vende qualcosa o che magari chiede qualche soldo, anche in cambio di una foto.
Ne scatto alcune al volo perché mi sento decisamente colpito dai loro volti, ma anche dai volti più giovani, dai bambini.

In mezzo alla gola passa un corso d’acqua in cui le persone del posto cercano minerali o magari raccolgono l’acqua che io davvero non so come facciano a bere dato il suo colore che mi fa pensare non sia potabile.
Un luogo sicuramente da visitare.. sopratutto per le persone che si possono incontrare.
Finisco questa breve visita e mi dirigo all’ultima tappa della mia giornata, la più importante forse di tutto il viaggio, il Sahara.
Mi fermo in un ristorante locale per un pranzo a base di pollo e poco dopo passo in un negozio berbero a comprare un prodotto locale, lo faccio sopratutto per supportare questa popolazione, troppo spesso non supportata dal governo marocchino.
Dopo questa ultima fermata, ci siamo, 3 ore di auto in direzione Merzouga, con un gran caldo e un paesaggio che sembra non cambiare mai, ma ad un tratto, dopo queste tre ore il paesaggio cambia, eccome se cambia!.
Il mio battito cardiaco cresce e le rocce si trasformano in sabbia, in dune che diventano sempre più alte.

Ad un certo punto il mio autista mi dice che è arrivato il momento di abbandonare l’asfalto, il momento di andare off-road, ci andiamo.
Dopo un chilometro circa, davanti a me lo spettacolo indescrivibile delle dune, branchi interi di dromedari che si spostano da una parte all’altra di una sabbia che sa di infinito.
Arrivato al campo base salgo su un dromedario (sensazione strana ma per fortuna monto a cavallo quindi ho un minimo di base) per arrivare al mio villaggio dove c’è la mia tenda nella quale passerò la notte.
Un’ora di cammino sul dromedario (direi poco comodo..) fra una duna e l’altra, il mio livello di entusiasmo cresce sempre più per la particolarità del luogo che ho davanti agli occhi.
Il dromedario? di una forza pazzesca, capace di trasportare di tutto, anche sulle dune più ripide.
Arrivo al villaggio, ad attendermi i berberi che qui ci vivono da una vita, mi salutano invitandomi a sedermi e rilassarmi dopo il lungo viaggio che ho affrontato, mi perdoneranno ma.. rifiuto il loro invito, il sole sta tramontando ed io voglio assistere a tutto ciò.
Manca poco e devo raggiungere a piedi la cima di una duna piuttosto alta, ad un certo punto inizio a correre facendo una fatica notevole, quasi non mi reggono le gambe, in qualche modo arrivo in cima, In tempo, appena arrivato resto senza parole, quasi mi viene da piangere, il tramonto più bello che io abbia mai visto, un qualcosa che è davvero riduttivo anche solo provare a descrivere, infinitamente spettacolare.
Scatto qualche foto ma mi rendo conto che la reflex ha smesso di funzionare tramite scatto manuale, un vero peccato perché avrei potuto scattare meglio, ma poco mi importa, mi bastano gli occhi e la mia memoria, che porterà per sempre questo momento impresso.

Dopo che il sole è tramontato, torno al campo, dove conosco gli altri viaggiatori che si trovano nel villaggio, due americani (uno dei quali, Corvino, che parla italiano e ama l’Italia) e due giapponesi, con cui scambio qualche chiacchiera bevendo un buon tè offerto dalla popolazione berbera del villaggio.
Si fa ora di cena, mangiamo del cibo locale, un piatto a base di vegetali, carote e patate.

A fine pasto è il momento della musica tradizionale berbera, iniziamo a ballare e ad un certo punto un ragazzo mi cede il posto e inizio a suonare con loro, memorabile!.
Una solarità, quella dei berberi, che io posso solo definire come ‘ereditata dal sole’ che nel deserto batte sempre forte, ah dimenticavo, nel corso della giornata ha fatto piuttosto caldo, ma ci ho fatto ben poco caso, c’era altro a cui pensare.
Finita la cena, i balli e la mia buffa esibizione, i berberi vanno a dormire e ci salutano, stesso discorso per gli altri viaggiatori..ed io? cosa faccio?
Chiaramente quello che sento di fare, sento di dovermi godere l’attimo, la luna piena, le stelle che brillano come non mai, mi incammino nel deserto di notte, mi siedo in cima ad una duna e penso: ‘Cazzo, sono arrivato anche quì, ce l’ho fatta, anche questa volta..’.

Dopo un po’ di tempo torno in tenda e provo a dormire, pensando a cose belle, pensando a cose viste, viste per davvero.

Tags: , , ,

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 4)

La mia giornata inizia presto, verso le 6 e mezzo del mattino sono già sveglio, preparo il mio zaino e parto, un 4×4 mi attende a Piazza El fna, la piazza di mattina è affollata di turisti che si dirigono a Zagora oppure a Merzouga (mia destinazione).
Il tempo di un caffè e incontro Mohammed, sarà il mio autista nei prossimi 2 giorni, sembra una persona piuttosto solare, parla varie lingue fra cui anche un po’ di italiano, è berbero, la sua casa e la sua famiglia sono a Merzouga, a più di 500 km dalla civiltà.
Durante il viaggio verso l’Atlas Mountains scambiamo quattro chiacchiere, mi parla del fatto che lui non ama la città, troppo caotica, ama il suo villaggio e il deserto, la tranquillità.
Arriviamo sulle montagne rosse percorrendo un’incredibile strada, spesso dissestata, durante la salita incontriamo vari venditori ambulanti di minerali, alcuni anziani, anche per farsi fotografare chiedono soldi, la loro qualità di Vita è molto bassa.
Incontro un vecchietto dal viso segnato dalle fatiche di una vita, colgo l’occasione per fotografarlo.

Arrivato in cima alla salita vi è una vista panoramica suggestiva, oltre al classico cartello con l’altitudine (più di 2000 metri sul mare) e il nome della salita.
Dopo una foto veloce, ci lanciamo in discesa direzione Ait Ben Haddou, un villaggio spettacolare dove vengono girati spesso film importanti (sono stati girati film fra cui “Il Gladiatore, “Indiana Jones” e “Il trono di spade”), il tempo ad Ait sembra davvero si sia fermato, le case sono interamente realizzate in terriccio, per raggiungere il paese bisogna superare un corso d’acqua in cui ci sono sempre dei bambini che passano la giornata ad aiutare i turisti a superare il torrente in cambio di soldi o di qualsiasi altro oggetto.
Non conviene molto andare ad Ait in orari caldi, la temperatura è particolarmente alta.

Arrivati in cima alla fortezza, una bellissima vista panoramica sulla parte nuova della città e sulle zone desertiche circostanti.

Vado a pranzo in un ristorante consigliato dal mio autista, mangio dei piatti tipici a base di verdure e carne, igiene precario per via delle mosche, ma il sapore è buono, soddisfatto!.
Dopo pranzo andiamo ad Ourzazate, la Hollywood dell’Africa, una vera città dove è evidente l’influenza economica occidentale, non a caso vi è l’unico supermarket che vende alcolici (altrove è vietato) nel giro di 300 km.
Breve visita alle varie ambientazioni di famosi set cinematografici e via, direzione hotel, presso la gola di Dades.
Purtroppo improvvisamente una pietra finisce casualmente sul vetro anteriore della macchina, lesionato, bisogna cambiarlo, resto a piedi per una quarantina di minuti, che ansia!. Il tempo di cambiare il vetro e il mio autista per fortuna torna a prendermi.
Appena risalgo in auto cado nel sonno e mi risveglio a pochi chilometri dall’hotel, dove mi si da il benvenuto con un buon tè.
Cena e a dormire pensando già a cosa mi aspetta domani.
Anzi no, perché mi rendo conto di aver perso le chiavi della mia camera e i gestori dell’hotel hanno impegnato molto tempo per trovare un duplicato.
Una volta trovato il duplicato posso finalmente mettermi a letto e riposare.
Domani Erg chebbi.
A noi due.

Tags:

Diario di viaggio Marocco / Giorno 3)

Sveglia presto e colazione tipica nel riad, oggi giornata più sciolta, esco direzione Souk, il caratteristico mercato della città.
Dopo un chilometro a piedi entro nella zona in cui, da piazza El Fna, inizia il mercato.
Resto subito impressionato dalla quantità di negozi e venditori ambulanti che si trovano nella zona, si vende di tutto, dai prodotti in legno fino agli alimentari, non possono mancare le spezie con la loro infinità di profumi.

Ogni venditore ti ferma per proporti qualcosa nel proprio negozio, i prezzi ‘sembrano’ alti, di solito propongono prezzi alti per poi trattare.
Con un minimo di abilità nella contrattazione si può arrivare ad uno sconto del 50% o più.
Ad un tratto incontro un ragazzo che mi propone di visitare la sua produzione di lino, alla fine oltre a portarmi nella sua fabbrica, mi porta nel suo negozio (sito distante da tutti gli altri), compro uno scialle rosso per i giorni nel deserto che mi aspettano.

Subito dopo mi fermo per un tè in un locale dove conosco una volontaria australiana molto dinamica, molto Free mind.
Successivamente, decido di uscire dalla zona mercato, una rete infinita di stradine in cui è davvero facile perdersi, ma grazie ad una cartina ed un buon orientamento maturato negli anni riesco ad uscire.
Mangio un cibo fast presso un ristorante piuttosto economico, di fianco al ristorante vi è un negozio di macchine fotografiche usate, decido di entrare vedere i prodotti in offerta ma mi rendo subito conto che nessuno dei dipendenti parla inglese, ho riso molto quando per cercare di capirmi questi hanno mobilitato mezzo quartiere cercando un persona in grado di farmi da traduttore.
Alla fine, un po’ a malincuore, non acquisto nulla.

Nel primo pomeriggio entro di nuovo nella zona del Souk per andare a visitare la scuola coranica che però, dopo una stressante ricerca, trovo chiusa per ristrutturazione.
Poco dopo mi rendo conto che provando ad uscire dal labirinto di quella zona, un ragazzo mi segue, dopo qualche minuto fa lo stesso un altro che mi dice di seguire una strada palesemente chiusa per tornare ad El Fna, principianti! non ci entro ed evito di farmi derubare.
Uscito prendo il taxi per l’ultima visita della giornata, i giardini Majorelle, un giardino botanico collocato nella zona nuova di Marrakech, famoso per i colori delle strutture che lo compongono insieme ai cactus provenienti da varie parti del Mondo.
Il colore prevalente è il blu, peccato non avere una reflex con me in quel momento.
Finita la visita che ho molto apprezzato ai Majorelle, torno ad Riad per un tè e un breve riposo, una video-chiamata con l’Italia e una doccia veloce.
Ultima serata a Marrakech, mi dirigo verso la zona nuova, ceno in un ristorante accogliente con un maître simpatico e faccio quattro passi a piedi per respirare l’atmosfera della città per l’ultima volta.
Mentre passeggio mi rendo contro che nella città esistono tanti controsensi, la religione impone molte limitazioni ma in alcuni quartieri queste non esistono.
In alcune zone la prostituzione raggiunge livelli alti, stesso discorso per quanto riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Giornata finita, Marrakech, bella città, ma si può migliorare, si può incentivare il turismo tutelando i turisti.
Spero questo accadrà presto.

Tags: , ,

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 2)

ALLA SCOPERTA DI MARRAKECH.

Sveglia presto, non c’è troppo tempo per dormire, specie quando viaggio!.
Zaino in spalla e reflex al collo, si esce!
Breve colazione (gradevole, a base di Croissant e succo d’arancia) in un bar vicino il mio appartamento, trovo un taxi economico e mi dirigo verso Le tombe Saadiane.
Un giardino con mausoleo dove sono sepolti i corpi dei servitori e dei guerrieri della dinastia saadiana.

Oltre a ciò, nel mausoleo principale, la tomba in cui è sepolto il sultano Ahmad Al Mansur.
Un bel luogo, ma molto affollato.
Proseguo, direzione Palais de la Bahia, un luogo considerato come un vero capolavoro architettonico, uno dei principali nel Paese.
Entrando resto colpito dai tantissimi mosaici e dai tanti colori che decorano il Palazzo, chiedo una foto ad un ragazzo che, poco sensibile, quasi mi rompe la reflex.
Proseguo fra le tante stanze (piene di mosaici, ma vuote..) del complesso, guardo il giardino e mi dirigo verso l’uscita.

Uscendo, nella piazza vicino al palazzo, mi fermo in un ristorante per mangiare qualcosa, nulla di così gradevole.
Decido di tornare ad El Fna, per vedere la piazza in pieno giorno, mi accorgo che la piazza nel giro di 10 ore è totalmente cambiata, impressionante la velocità con cui i venditori spostano le bancarelle..
Di giorno la piazza è piena zeppa di artisti, molti incantatori di serpenti, scimmie al guinzaglio (non un bello spettacolo) e vari soggetti in cerca di un guadagno giornaliero.
Il premio fantasia lo vince un ragazzo che con una bilancia (che secondo me funziona ben poco) ferma le persone chiedendole di pesarsi per qualche spicciolo.
Decido di recuperare del tempo usando la carrozza con i cavalli, dopo una lunga trattativa arrivo quasi al 50% di sconto rispetto al prezzo che mi hanno chiesto inizialmente, accetto e inizio il tour nella città, 2 ore in cui vedo la parte nuova, il palmeto ed una delle parti più povere della città.

Non mi stupisce la zona nuova, dove la ricchezza arriva a livelli alti, bensì mi colpisce in maniera incredibile la zona povera, dove vedo persone cercare di vendere qualsiasi cosa, dai vestiti usati e ridotti male, ad oggetti di ogni genere (forse alcuni derivanti da furti), fino ad arrivare a chi mi rende triste, un signore che vende del pane (scarti presi dall’immondizia) ‘usato’.
Agghiacciante.
Così come i bambini e gli anziani di quella zona, gente che dorme per terra, che non ha casa né la minima prospettiva di Vita.
A pochi metri la ricchezza, una frontiera immaginaria dove i poveri non entrano neanche, hotel di lusso, casinò, ville presidenziali fra cui quella di Sarcosì e Cristiano Ronaldo.
Occhio perché se prendete la carrozza per visitare il palmeto, ad un tratto il cocchiere si fermerà con la scusa di far riposare i cavalli in uno spazio il cui vi sono cammelli e relativi padroni, pronti a proporvi un’escursione salata.

Torno a casa con l’amaro in bocca.

Una doccia, un breve riposo e scendo di nuovo, a piazza El Fna che cambia ogni ora, è incredibile quante luci, quanti artisti ci sono la sera, dopo le 8.
Resto lì fra luci e artisti a godermi il momento, poi passo al quartiere Gueliz (il quartiere nuovo della città) per una fanta al MC e torno a casa, dove mi perdo nel sonno e in qualche pensiero.

Tags:

Diario di viaggio Marocco / (Giorno 1)

Partito da Avellino con un bus che per fare 250 km ha impiegato ben 5 ore, mi sono diretto fra un cambio e l’altro all’aeroporto di Roma Ciampino, dove ad aspettarmi dopo un breve controllo di sicurezza c’era un aereo, direzione Marrakech, la mia prima volta (sorprendentemente, lo so..) nel continente africano.
3 ore e 30 di volo, fortunatamente ho preso il posto giusto in aereo, metto le cuffie e alzo il volume, passano in fretta fra un pensiero e l’altro.
Arrivo a Marrakech verso le 21 e 30 di sera.
Un altro controllo di sicurezza, l’ennesimo con un modulo da compilare in francese, non è una lingua a me nota, chiedo consiglio e in qualche modo lo compilo.
Passo il controllo, breve passeggiata verso l’uscita, volto la testa a destra e dopo aver visto la scritta “Marrakech Menara” realizzo di esserci, ho messo piede in Africa per la prima volta nella mia Vita.
Che questa nuova esperienza abbia inizio!
È il momento di raggiungere l’appartamento prenotato, uso un taxi (piuttosto economico).
Il tassista inizialmente dice di aver capito la destinazione in cui portarmi, successivamente però ha varie difficoltà nel trovare l’indirizzo giusto.. fa varie telefonate e dopo 20 minuti, vedo spuntare il proprietario dell’appartamento che mi da il benvenuto nella città, trovato!.
Sistemo il mio zaino e nascondo i beni di valore nell’abitazione (che chiaramente non ha cassaforti) dato che, è accessibile dall’esterno in maniera semplice (la porta ha un passaggio superiore completamente libero).
Scendo, decido di portare con me pochi soldi, nulla oltre al mio cellulare e un centinaio di Dirham (voglio prendere confidenza con il posto), mi incammino verso una strada, dopo 300 metri con un caos ma allo stesso tempo con un BPM in crescendo, arrivo a Piazza El Fna, piazza principale e simbolo della città.
La piazza è un assurdo miscuglio di suoni, luci e odori.
Ci sono persone che mi fermano ovunque, ognuno vuole propormi qualcosa, non do confidenza a nessuno, ma mi rendo conto che la confusione che mi aspettavo non è minimamente paragonabile a quella infinita che c’è..che impatto, ragazzi!
Ad una certa ora inizio ad aver fame, mi fermo in un ristorante di fortuna e mangio qualcosa prima di incamminarmi verso casa.
Di ritorno, incontro un tizio che cerca di fermarmi, particolarmente insistente, cerco di non fermarmi ma ad un tratto mi rendo conto che è quasi impossibile, continua a seguirmi chiedendo dove fosse il mio appartamento e dicendo altre cose in arabo che chiaramente non capisco.
Fingo di dover tornare indietro, uso una strada alternativa e lo svio.
Non aveva buone intenzioni.
Tornato a casa tiro un sospiro di sollievo e cado in un sonno profondo data la mia stanchezza per il viaggio.

Tags: