Diario di viaggio Marocco / (Giorno 7)

Ultimo giorno di viaggio, la città che vive nel passato, Fez!.
Sveglia presto, avendo già sentito parlare della Medina di Fez, decido di affidarmi ad una persona del posto in grado di guidarmi nella parte antica della città, un vero labirinto, con oltre 9000 strade strettissime, viaggiare senza una guida a Fez è sconsigliatissimo, perdersi è la cosa migliore che rischia di poter capitare.
Verso le 9 quindi, dopo una rapida colazione, incontro Abdullah nei pressi del mio riad, un signore di circa 55 anni, piuttosto garbato, parla 5 lingue pur avendone studiate solo due.
È proprio vero che si può crescere in quanto a persona pur non avendo grandi possibilità economiche.
In seguito alla nostra presentazione, inizio la visita alla medina, mi rendo subito conto della difficoltà ad orientarsi nelle stradine che la caratterizzano, sono davvero tutte uguali, piene di venditori ambulanti e botteghe, i venditori a differenza di Marrakech sono molto meno pressanti, le stradine non sono chiaramente accessibili alle auto e il mezzo trasporto più usato sono gli asini che di notte camminano liberamente in strada.

Visito la Madrasa, le botteghe di vari artigiani locali che producono prodotti in cotone, bronzo e in pelle, successivamente (a proposito di pelli) visito le concerie Chouara Tannery, un’incredibile fabbrica di pelli a cielo aperto, qui si colorano con colori naturali pelli di vario genere, all’ingresso mi viene dato un rametto di menta a cui inizialmente non attribuisco molta importanza ma successivamente mi rende conto che è fondamentale dati gli odori piuttosto sgradevoli che provengono dalle vasche per le colorazioni.
A colpirmi sono le assurde le condizioni dei lavoratori, livello igienico pari a zero, alcuni lavorano nelle vasche a stretto contatto con i colori, scene piuttosto forti, anche nel resto della medina situazione simile, condizioni igieniche precarie.

Finita la visita alla conceria, pranzo in un ristorante di un amico di Abdullah, che apre il ristorante solo per me (Non aveva altri clienti), mi dirigo in direzione Blue Gate (luogo in cui scattare belle foto) e poi quartiere ebraico (ormai non più abitato da ebrei).
Una lunga passeggiata che poi termina con una chiacchierata meno formale con Abdullah, che mi parla della sua Vita, del fatto che non ha mai avuto la possibilità di uscire dal Marocco, di viaggiare, ha due figli che preferisce per il momento mettere al primo posto garantendo loro istruzione e quindi un futuro diverso da quello che spetta a molti bambini e ragazzi che nascono e crescono nella zona vecchia della città.
Inoltre mi consiglia vivamente di non uscire di sera nella zona della Medina in cui si trova il mio riad, c’è una sorta di coprifuoco a Fez, al calar della sera, dopo le 21,  la Medina si trasforma in un posto pericolosissimo, frequentato da criminali e troppo persone con problemi legati ad alcol e droghe varie.
Ci salutiamo con un abbraccio, l’ultima richiesta che mi fa Abdullah è inerente alla sua città, che tanto ama, mi chiede di parlarne bene e di incentivarne la visita da parte di viaggiatori occidentali.
La mia risposta è chiaramente positiva, affare fatto Abdullah, con piacere! ( se volete il contatto di Abdullah per farvi guidare nella Medina non esitate a contattarmi ).
Torno al riad dopo questo grande salto nel passato, che io consiglio (con le accurate precauzioni) di fare a tutti quelli che vogliono visitare un luogo che potrebbe decisamente farvi capire molte cose, magari anche capire quali mete saranno più adatte a voi per i vostri viaggi futuri.
Una cena veloce a base di pollo (come quasi sempre), il mio ultimo tè marocchino (assolutamente squisito, ovunque ti venga servito nel Paese), qualche foto notturna dalla terrazza alla città illuminata dopodiché mi perdo nel mio sonno profondo, dopo una settimana di viaggio.

E’ stato incredibile, un viaggio dalle forti emozioni, dagli alti battiti, fatto di sorrisi, di abbracci, di luoghi magnifici.
Grazie di cuore Marocco, mi hai reso una persona migliore! 
A presto, zaino in spalla, sempre.

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