Hong Kong – Giù le mani dalla tua libertà

Hong Kong è una regione a statuto speciale situata sulla costa meridionale cinese, un luogo famoso per i propri skyline, per le infinite luci che riflettono sulla zona portuale e per gli innumerevoli parchi divertimento a tema.

Oltre alla propria bellezza, legata alla forte innovazione che c’è stata nel corso degli anni, il Paese ha la particolare caratteristica di essere uno Stato a due sistemi, che lo rendono a tutti gli effetti anche una delle Economie più liberali del Pianeta.

Ma cosa vuol dire essere uno Stato a due sistemi?

Hong Kong dipende dalla Cina, ma è una regione come già detto a statuto speciale, essendo un’ex colonia britannica Hong Kong è rientrata dopo 150 anni di dominio britannico sotto la giurisdizione cinese con una soluzione negoziata nel 1997 (lo statuto ha durata fino al 2047) che stabilisce che:

  • Il sistema giuridico di Hong Kong si basa su un modello britannico e quindi sulla trasparenza, sul giusto processo. La Basic Law funge da costituzione che si basa sulla Common Law.
  • La costituzione garantisce ai cittadini di Hong Kong dei diritti diversi da quelli dei cittadini cinesi, fra questi: Il diritto di protestare, la stampa libera e libertà di parola.
  • La Regione gode di un alto grado di autonomia in tutti gli aspetti fatta eccezione per le relazioni estere e per la difesa militare.

Da qualche anno, la Cina, sotto il PCC (Partito comunista cinese) ha iniziato a pensare di poter indirizzare HK verso una dimensione meno liberale, per arrivare (qualcuno sostiene), ad eliminare l’esistenza della Regione speciale tornando quindi a poter imporre tutte le proprie regole, ad avere pieni poteri nella piccola Ex Colonia britannica.

Così dal 2014 sono iniziate delle azioni da parte del comitato del congresso nazionale del popolo di Pechino:

  • Tentativo di riformare il sistema elettorale di Hong Kong.

In seguito a tale proposta si sono susseguiti tre lunghi mesi di protesta. La proposta in seguito non è stata adottata, dato che è stata percepita come una misura estremamente restrittiva dell’autonomia della regione, perché comportava una “preselezione” dei candidati alla leadership di Hong Kong da parte del Partito Comunista Cinese.

  • Progetto di legge sull’estradizione forzata in Cina

Questa proposta imponeva la possibilità di estradizione in Cina per tutti i reati commessi ad HK, un buon metodo con il quale il PCC avrebbe avuto la possibilità di estradare avversari politici.

A questa proposta si sono susseguite delle impressionanti manifestazioni che hanno visto milioni di persone scendere in strada (probabilmente le maggiori manifestazioni degli ultimi 20 anni). La proposta di legge è stata ritirata definitivamente in seguito a tutto ciò.

Questi importanti tentativi di imposizione da parte dello Stato cinese hanno portato a rendere comune fra gli abitanti di HK il pensiero che la Cina voglia in tutti in modi tornare ad imporsi sul loro Paese.

I cittadini del famoso Paese a due sistemi sanno molto bene che:

“La libertà si può acquistare, ma non la si può recuperare”

Motivo per il quale ad oggi, le proteste non si fermano e proseguono sempre più violente verso una sfida ad oltranza che vede i manifestanti chiedere senza sosta:

  • Le dimissioni di Carrie Lam, leader dell’esecutivo di Hong Kong che viene accusata di avere accordi con il PCC.
  • Una maggiore democrazia.
  • Che venga fatta chiarezza sulle morti causate dal fuoco aperto dalla polizia durante le manifestazioni, con una condanna per i poliziotti che hanno ucciso i manifestanti durante le proteste.
  • Che vengano rilasciati molti manifestanti, anche in seguito a dei filmati che dimostrano il fatto che molti di questi siano scesi in piazza pacificamente poi fermati con violenza e arrestati senza motivo.

L’economia di Hong Kong in seguito a questi profondi blocchi legati alle proteste ormai giornaliere (che hanno anche fermato, lo scorso Agosto, il traffico dell’Aeroporto, uno dei maggiori al Mondo) è in netta perdita e il Paese ad oggi vive quella che è da molti definita coma la peggiore crisi da 1997.

Il governo non sembra fare passi indietro e la Cina sembra essere addirittura pronta ad un intervento militare (Un importante schieramento dell’esercito cinese è posizionato sul confine, a Shenzhen).

I “rivoltosi” così definiti dalle autorità, hanno negli ultimi giorni agito molto violentemente in seguito all’uccisione di un manifestante, sparato al torace da un poliziotto, a distanza minima.

Un uomo in seguito ad una colluttazione verbale avuta con un gruppo di manifestanti in cui diceva loro: “Voi non siete britannici, siete cinesi“, è stato dato alle fiamme ed è grave.

Una sorte simile è toccata ad un poliziotto aggredito in strada.

CONSIDERAZIONI

Cercare di mettere le catene ad un popolo, cercare di rendere le persone diverse da come ormai si sono formate negli anni è un atto vile.

Chiaramente NESSUNA VIOLENZA è giustificabile, ma quando c’è un tentativo di imposizione, che va avanti da tempo senza sosta, non c’è da meravigliarsi se la situazione finisce poi con il degenerare come in questo caso.

La popolazione di Hong Kong è cresciuta sviluppando delle linee di pensiero differenti da quelle cinesi, più aperte sotto alcuni aspetti e questo porta alla presenza di rilevanti distanze che ad oggi non sono colmabili.

Ogni libertà e ogni cultura sviluppatasi sotto principi che impongono la non-violenza va rispettata e preservata.

Non cercare mai di mettere un muro alle idee perché queste presto o tardi lo scavalcheranno.

Hong Kong, giù le mani dalla tua libertà.

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