We are what we do.

Ho effettivamente più paura per ciò che accadrà nei prossimi mesi rispetto a ciò che sta accadendo da un mese a questa parte.
Ricordo delle periferie di Ankara, di Istanbul, megalopoli in cui la povertà si nota ad ogni angolo della strada.
Quando viaggio in città simili quello che mi colpisce sempre maggiormente, più della miseria, è l’indifferenza.
Vivendo molto la strada, una consuetudine per me è quella di sostare in alcune zone della città in cui posso avere un impatto più forte riguardo questo aspetto.
Fra le scene che mi hanno colpito maggiormente credo ci sia quella di un uomo in ferrari davanti ad un noto hotel infastidito perché di fianco c’era un ragazzino (poteva avere 13 anni) che raccoglieva cartoni, portando con sé un carrello chissà quanto pesante.
Ci terrei davvero che passasse un certo messaggio in questo paradossale periodo.
Nel tempo, credo che l’Italia si sia sempre contraddistinta in quanto a generosità, in quanto ad umanità.
Non troppo distante da noi, sopratutto nei prossimi giorni, probabilmente ci saranno delle persone che si troveranno in difficoltà.
La Vita è difficile per chi non ha un lavoro fisso, a volte un affitto da pagare
e troppo spesso dei figli da sfamare.
Siate generosi e per quanto vi sarà possibile aiutate chi ha bisogno di beni di prima necessità.
Mi piacerebbe che tutti cercassimo di farlo in silenzio, sapete meglio di me che certe medaglie si attaccano all’anima più che alla giacca.
Quello che per noi può sembrare nulla, per qualcuno può essere tanto.
Quello che noi siamo è, sempre, quello che noi facciamo.

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