Yes, travel! (capitolo II)

“Viaggiamo in bici perché non esiste miglior modo per godere di un viaggio”.
Proprio vero, l’ho sempre pensato e da ieri ne sono ancora più convinto.
Loro sono Samuel e Thienry, due ragazzi svizzeri che sbagliando un paio di svolte, ieri, si sono ritrovati nella mia zona.
Mio fratello li ha subito notati e insieme, dopo una breve presentazione e dopo aver sentito che volevano campeggiare in qualche luogo casuale, abbiamo deciso di ospitarli a casa nostra per la notte.
Chiaramente ho ceduto il mio letto e ho dormito in divano.
Scomodo? un po’, ma che sarà mai, mi è capitato di dormire a terra, quindi perfetto.
Abbiam passato la serata con loro parlando delle nostre Vite, di viaggi, del loro viaggio, dei 1200 km che mancano alla fine della route che stanno facendo, delle loro esperienze passate e di uno dei miei prossimi obiettivi: Un lungo viaggio in bici.
È stato davvero entusiasmante, perché avevamo esattamente le stesse linee di pensiero.
Mi hanno fatto riflettere sul fatto che sto sviluppando pensieri validi per il mio futuro.
Il motivo per il quale vi parlo di questa storia sta, oltre che nel fatto che può trattarsi di una cosa inusuale, nel fatto che vorrei che si comprendesse che la condivisione è una fonte di ricchezza inestimabile.
Viaggiare penso sia in realtà una cosa complessa, perché non vuol dire spostarsi semplicemente da un Paese all’altro.
Vuol dire troppe più cose.
Fra queste l’essere davvero aperti.
E la mia casa sarà sempre aperta a backpackers veri.
Grazie a Samuel e Thienry per avermi fatto viaggiare anche solo da casa.
Presto torno in bici.
A viaggiare in bici, ve lo prometto.

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